“Le garantisco che siamo estranei ad ogni forma di giudizio universale!”

Per riprendere il mio povero e abbandonato blog personale ci voleva una di quelle circostanze incredibili, paradossali se non al limite dell’assurdo e cioè il mio primo, vero incontro ravvicinato con i negazionisti  del Covid del terzo tipo, quelli più esagitati!

Vi spiego brevemente il contesto: per lavoro ho preparato il testo di alcune inserzioni social, destinate alla vendita di un interessante servizio che permette, semplicemente installando un sistema di telecamere, di sapere in tempo reale il numero di persone presenti in uno spazio, senza alcun rilevamento biometrico ma soltanto numerico, in modo da controllare gli accessi, rispettare la normativa anti-covid sugli assembramenti ed evitare le pesanti sanzioni previste in caso di violazioni.

Tutto molto semplice e lineare quanto meno sulla carta, peraltro sull’argomento ho già scritto a questo link; il problema è nato poco  dopo, sui social, quando l’azienda rivenditrice nonché, sebbene indirettamente, anche il sottoscritto, è stato accusata delle peggiori nefandezze metafisiche proprio da una schiera di negazionsiti e no-mask.

Sarete la rovina dell’umanità!

Il semplice fatto di avere proposto una soluzione mirata al conteggio delle presenze in uno spazio commerciale aperto al pubblico ha provocato un rigurgito negazionista incredibile, quasi come se quanto vissuto in questi mesi non sia mai accaduto. Invece di proporre uno strumento per limitare il contagio ma soprattutto le multe ai titolari delle attività, sembrava di essere diventati noi l’origine di ogni male, dalla fine dei rapporti interpersonali alla lobotomizzazione del cervello, passando addirittura per la rovina dell’umanità attraverso un nuovo Giudizio Universale.

Chi è arrivato fin qui penserà di leggere le solite esagerazioni, ma credetemi: è tutto vero. Tanto che nel rispondere a qualche nota un po’ più esagerata, anche a chi in maniera insensata ci paragonava all’app Immuni, mi sono ritrovato a dover scrivere la frase che da il titolo a questo post: “Le garantisco che siamo estranei ad ogni forma di giudizio universale!”

In generale parlare di analfabetismo funzionale è diventato ormai quasi un fastidio, uno “sparare sulla Croce Rossa” ovvio e scontato, ma quando ci si ritrova davanti simili personaggi, in grado di spegnere ogni entusiasmo e quasi farti venire il desiderio di dare fuoco al pc, le reazioni possono essere soltanto due, ossia fare buon viso a cattivo gioco, mantenendo stile e aplomb (ed è stata, purtroppo, la mia scelta) oppure scatenarsi con gli insulti, meritati ma assolutamente sconsigliati in ambito lavorativo, tuttavia senza dubbio più salutari per il corpo e lo spirito.

 

A te

A te, che appena vedi qualcuno che la pensa diversamente da te, ti viene l’orticaria a prescindere.

A te, che ti senti coraggioso e furbo dietro lo schermo di un dispositivo e quindi ti diverti a scrivere le peggiori cose.

A te, che ti senti autorizzato ad emettere sentenze rapide e definitive già dal titolo di un post.

A te, che “non sono razzista, ma…”

A te, che “con tutto il rispetto per la signora Segre, ma…”

A te, che ti piace commentare le foto dall’alto del tuo eccezionale senso estetico: “sei un cesso, sparati, schifosa, balena, frocio, merda”.

A te, che ti arrabbi e vomiti odio contro una ragazzina soltanto perché ti chiede di inquinare di meno.

A te, che se vedi migliaia di ragazzi scendere in piazza per protestare pacificamente, pensi subito “si vede che non c’hanno un cazzo da fare!”

A te, che ti senti realizzato sminuendo ogni iniziativa lontana dalle tue verità assolute.

A te, che se condividi una bufala e ti viene fatto notare, “va beh, è il concetto che conta!”

A te, che “dovremmo aiutarli a casa loro”, poi se qualche cooperante viene rapito perché li sta davvero aiutando a casa loro, “peggio per lui, se l’è cercata!”

A te, che se affonda un barcone “peggio per loro, si potevano prendere l’aereo!”

A te, che se muore un bimbo di un colore che non ti piace, “uno in meno, cibo per i pesci”

A te, semplicemente, un sentito e cordiale, ma davvero di cuore, VAFFANCULO.

“Ha detto mamma! No, ha detto papà!” La guerra della prima parola ha inizio

Giunta al sesto mese inoltrato di vita, mia figlia Chiara ha scoperto che i suoni possono, in qualche modo, essere modulati ed è dunque partito il toto prima parola!

Prima, già a pochi mesi come tutti i bimbi, ha imparato ad emettere suoni disarticolati, legati sostanzialmente alle vocali più usate: “AAAAAA”, “EEEEEEE”, al massimo anche qualche “OOOOOOOO”.

Da qualche giorno però, quasi per caso ha provato ad espellere aria mentre le labbra erano a contatto, socchiuse, ed ecco apparire come per magia il primo “BAAAAAA”.

L’allerta, come d’obbligo, è scattata per tutti, visto che in maniera subdola la mamma, approfittando dell’assenza più lunga causa diversi orari di lavoro di papà, non ha esitato a cominciare il lavaggio del cervello, ripetendo in maniera scandita “MAM-MA, MAM-MA” ad oltranza, provando così ad influenzare la lallazione della bimba.

Ma mia figlia è una tosta e a farsi influenzare non ci pensa minimamente; ecco che, rafforzando l’adesione delle labbra, è riuscita a far uscire un suono molto più simile ad un PA che ad un BA, certamente lontano da un MA.

Immaginatevi il mio trionfo, nel pregustare l’idea di essere chiamato per primo da Chiaretta!

Però, come diceva Trapattoni, non puoi dire gatto se non ce l’hai nel sacco: lo step successivo di Chiara, camuffato da un lamento in occasione dell’ennesimo cambio di pannolino, è sembrato addirittura un “MAMMAAAA”, con relativo mio gelo del sangue e avvio del festeggiamento di mia moglie.

La giuria demoscopica però, rappresentata dal sottoscritto e dai parenti più prossimi, nonni inclusi, non ha riconosciuto ancora ufficialmente la parola MAMMA pronunciata da Chiara, perché molto più simile ad un lamento indistinto soltanto vagamente somigliante al vocabolo in oggetto.

La “First Word War”, o meglio la guerra della prima parola è dunque ancora in corso e la battaglia, seppur caratterizzata da amore e dolcezza, prosegue senza sosta.

Quale sarà la prima parola ufficiale di Chiara?

A presto per gli aggiornamenti!

L’amore puro

Ve lo dico in premessa, questo sarà un post sdolcinato.

D’altronde, la nascita di una figlia non è un evento di quelli che capitano spesso, quanto meno di questi tempi, dove l’indice di natalità, almeno in Italia, segna spesso dati negativi.

Quando l’ostetrica, con grande pazienza e perizia, mi ha messo tra le braccia mia figlia, ho avvertito una sorta di esplosione dentro di me, ma non di quelle brutte. Una fortissima scarica di adrenalina, mista ad una sensazione di grande benessere…un groppo enorme che partendomi dallo stomaco si è poi trasformato in un pianto di gioia con i singhiozzi, del tipo di quelli che da piccolo facevi quando cadevi dalla bicicletta. Solo che stavolta, dalla bicicletta non volevo più scendere!

Miracolo, questa è la parola più utilizzata in questi casi. Il miracolo del concepimento, quello della gestazione, quello della nascita senza per fortuna problemi di sorta. Una catena di miracoli di cui ti rendi conto soltanto quando la tieni finalmente tra le braccia.

A pensarci bene è una cosa strana: tu quell’esserino lì non lo conosci mica. La madre lo ha tenuto dentro di sé per 9 mesi, e quasi quasi hai invidiato quel rapporto così intimo e così unico, senza però invidiare i fastidi e i dolori della gravidanza prima e del parto poi.

Adesso che vi siete conosciuti, è stato proprio un colpo di fulmine: tu ti immobilizzi per ore a guardarla, notando i più piccoli atteggiamenti e ogni novità nei gesti, ma non ti annoi mai. Sembra di guardare una maratona della tua serie TV preferita, solo che non ti si stancano mai gli occhi!

Lei sembra pian piano apprezzare. Non sa chi sei, non sa chi è questo omone che se la prende quasi tutta in una mano, ma alla fine non le dispiace. In fondo è comodo, è morbido, sussurra frasi dolci ed è pure abbastanza caldo. Mi guarda con uno sguardo tra il perplesso e l’incuriosito, della serie “non sei la mamma, ma alla fine sei passabile!”

Mi sono innamorato, nel senso più puro del termine. Non riesco ad immaginare la mia vita senza di lei, esco e vado a lavorare con l’occhio all’orologio, sperando di rivederla al più presto. Dormiamo poco per adesso, ma non ci interessa tanto, perché un suo mezzo sorriso cura ogni malanno.

Stiamo imparando a riconoscere ogni suo verso, ma da questo punto di vista la mamma non si può battere, è come se in mia moglie si fosse attivato il “senso di ragno”, in grado di distinguere ogni bisogno di sua figlia solo dalle sensazioni trasmesse. Sono sposato con spiderwoman, e ne sono orgoglioso!

Queste prime due settimane sono state memorabili: la nostra Chiara è stata circondata dall’affetto di parenti, amici, conoscenti. Ci siamo sentiti amati e coccolati e lei è arrivata delicatamente, quasi in punta di piedi, ma ha stravolto, in positivo, le nostre vite.

So già che tra 14 anni, visto che il web non dimentica nulla, magari rileggerà queste parole e mi prenderà in giro imbarazzandosi. Allora mi rivolgo a te, Chiara del futuro quattordicenne che leggi le parole di un papà innamorato pazzo: grazie di esistere, grazie di essere arrivata nelle nostre vite. Speriamo di averti restituito in questi anni almeno un decimo della gioia che tu hai trasmesso a noi!

Segni di risveglio collettivo?

Piccola uscita sul blog, visto che come d’abitudine “lo scarparo” e cioè il sottoscritto che per mestiere scrive, “ha le scarpe rotte” e non trova mai il tempo di dedicare qualche minuto al suo blog personale.

Parlando e analizzando dati online e dal vivo, incontrando in particolare un’enorme quantità di persone, ciascuna con la propria storia personale, peraltro non sempre facile, mi sono fatto in queste settimane un’opinione legata al quadro complessivo della politica, sia locale sia soprattutto nazionale.

L’impressione, ribadisco ancora una volta puramente personale, è che la “luna di miele” sia finita e che pian piano, al netto dei soliti tifosi acritici, appaiano evidenti i segni di un risveglio collettivo.
Sembra dunque che le persone si stiano finalmente rendendo conto di una verità indiscutibile e cioè che fare l’opposizione urlante è bello e facile, ma governare è decisamente tutta un’altra cosa!

Mal di pancia, delusioni, giustificazioni sempre più tirate, facce sempre più scure: tra i “fan” del cambiamento evidentemente qualcosa sembra essersi rotto, colpa della macchina della propaganda che si è scontrata con il duro muro della realtà.

D’altronde, era inevitabile. Le promesse elettorali si chiamano appunto promesse e servono a vincere le elezioni. Al prossimo giro, all’attuale opposizione basterà elencare i fallimenti della maggioranza, veri o presunti, e tutto continuerà come prima.

Alternanza democratica, la chiamano.

L’estate di merda…più bella della mia vita!

Nella giornata in cui finisce ufficialmente l’estate, è arrivato il momento di fare un bilancio di questi tre mesi appena passati, sui quali ogni anno si ripongono grandi speranze di recupero – fisico ma soprattutto mentale – dopo mesi di lavoro, stress e preoccupazioni.

Nel corso delle due agognate settimane di ferie di quest’anno, una è stata quasi del tutto occupata da inopportuni temporali estivi pressoché quotidiani; l’altra invece nella lotta, ormai resa famosa dai quotidiani aggiornamenti sui social, contro i ratti che hanno infestato il mio quartiere, arrivando ad entrare pure in casa (al quarto piano eh!).

La guerra con i ratti alla fine, forse, l’abbiamo vinta anche grazie ad un intervento tardivo ma quanto mi desiderato da parte del comune che ha avviato una campagna di derattizzazione; resta però un evidente bilancio disastroso della parte prettamente vacanziera di questa estate 2018.

Ecco dunque spiegato nel titolo di questo post la qualifica “di merda”; ma perché questa estate è stata al contempo anche la più bella della mia vita?

Semplice: perché mentre lottavo contro i ratti e contro la pioggia, simile ad una nuvoletta di Fantozzi, nella pancia di mia moglie cresceva nostro figlio (o nostra figlia, ancora non si sa!), un pensiero così dolcemente sconvolgente che quando, per un motivo qualunque mi trovavo per un attimo triste o abbattuto, mi bastava ricordarlo per far tornare la luce nella mia vita!

Non sarò in questa sede smielato o stucchevole, ma credetemi questa notizia è davvero la più strana della vostra vita, un vero e proprio bivio dal quale tutto, ma proprio tutto, sarà diverso.

Spesso mi chiedono: “quale è stato il tuo primo pensiero quando hai saputo di aspettare un bambino?”

Ebbene, dopo la gioia iniziale, immediatamente mi è arrivato un senso di sconforto: “con quale coraggio si possono mettere al mondo figli in un contesto come questo, fatto di precarietà e di incertezze praticamente in ogni campo?” mi domandavo…ma la risposta è venuta spontanea poco dopo, perché saremo noi a dargli (o darle) le opportunità di fare le scelte nella sua vita, ma le decisioni finali dovranno essere le sue.

Immediatamente dopo mi sono chiesto se io, Giovanni Polito, sarei stato un bravo padre. A questa domanda, invece, non ho dato una risposta diretta…mi sono soltanto detto che ci proverò al massimo delle mie capacità.

Abbiamo pianto, abbiamo riso, ci siamo preoccupati e ci siamo elettrizzati, di sicuro però io e mia moglie stiamo vivendo un’avventura per noi unica e irripetibile che resterà scolpita in maniera indelebile nella storia delle nostre vite.

Con la forza dell’amore, siamo sicuri che insieme potremo superare tutte le difficoltà.

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Quella volta in cui mi ritrovai a scrivere un testo di prosa…in Prospettiva!

Quando vengo chiamato a dare il mio contributo a sostegno di una campagna elettorale, il mio apporto di solito è vario e anche piuttosto eterogeneo.

Solitamente mi occupo di tutto ciò che deve essere scritto (locandine, siti internet, pagine social), della creazione e della gestione dei profili social, dei testi di spiegazione e introduzione ad eventi o iniziative varie, ma non solo.

Spesso mi occupo anche della parte burocratica o del cerimoniale (istanze, richieste di permessi ecc), dei testi degli inviti, dei rapporti tra la parte strettamente tecnica del team e il candidato oltre ovviamente ai rapporti tra il candidato e i giornalisti…insomma una specie di “scriba” tutto fare se così si può dire.

Nel corso della campagna elettorale per la sindacatura di Priolo Gargallo, dove mi sono trovato a sostenere la lista Prospettiva Priolo Gargallo e il suo candidato Alessandro Biamonte, ho potuto sperimentare una nuova “skill” che non sapevo di possedere, ovvero la capacità di scrivere un (breve) testo di prosa.

Nello specifico, il testo che leggerete tra poco ha fatto da introduzione alla famosa canzone colonna sonora di tutta la campagna elettorale di Biamonte, ovvero “La canzone della Prospettiva”; quello che segue è dunque il mio testo, scritto pensando ai circa 40 anni che mio padre ha passato lavorando nella zona industriale di Priolo Gargallo. Subito dopo invece troverete il video, creato dal maestro e amico Peppe Migliara, nel quale la splendida voce di Marco Muzzicato rende davvero emozionante il testo, seguito dai giovani artisti di Priolo che invece cantano e ballano la canzone della Prospettiva.

Non so se vi piacerà (o se vi è piaciuto), di sicuro però, ancora adesso, quando lo sento mi emoziona tantissimo. E tanto basta, almeno per me!

“Alla gente di Thapsos, poco interessava della ricchezza e delle cose materiali…
Il cuore di chi viveva nella penisola Magnisi si riempiva da solo ogni giorno, guardando lo spettacolo del sole che nasceva e la magnificenza della luna che con il suo pallido alluciare, toglieva i colori alla macchia, per poi restituirli, la mattina dopo, ancora più luccicanti…

E’ proprio strano stu purzuddu di terra di Sicilia: mentre altrove si andava via per trovare travagghiu, qua c’era il boom, così lo chiamavano, c’era la fila per trasiri in fabbrica e sistemarsi per tutta la vita, dicevano, pure i figghi e i nipoti…

A Priolo però, u vilenu si stava cominciando a sommare. Non solo u vileno i l’aria, ill’acqua, ra terra, ma u vileno del cuore, quello più pericoloso.
La gente di Thapsos, guidata nel tempo da persone che avevano dimenticato il vero significato della bellezza, aveva smarrito il senso di appartenenza, quella scintilla interiore che le permetteva di essere una vera comunità…

Alla gente di Thapsos, mancava proprio una nuova prospettiva…

Cu na matita in mano, possiamo provare davvero a cambiarla questa prospettiva…disegniamo insieme il futuro della città!”

La comunicazione politica è morta, evviva la comunicazione politica!

Il risultato di queste elezioni amministrative, soffermandoci sull’anomala situazione di Siracusa, una delle poche città in cui il centrosinistra si riconferma, è destinato a diventare un caso di studio per chi da ora in avanti vorrà occuparsi di comunicazione politica.

Il primo turno vedeva scontrarsi tra loro sette candidati alla carica di sindaco, ciascuno con una sua chiara identità politica e con uno stile comunicativo facilmente identificabile, sul quale non entro nel merito.

Il ballottaggio è diventato invece una cartina di tornasole su cosa si dovrebbe o non si dovrebbe fare per provare a far passare un messaggio politico alla popolazione.

Da una parte avevamo Ezechia Paolo Reale, noto avvocato penalista, dalla figura altera e seriosa, giustamente conosciuto e stimato in città proprio per la sua professionalità e per il suo atteggiamento naturalmente autorevole. Una persona che al solo guardarlo, volente o nolente, un po’ di soggezione te la mette.

Dall’altra c’era invece l’anfitrionico vicesindaco uscente di Siracusa Francesco Italia, sempre allegro, in bicicletta, poliglotta, show man e abituato ad affrontare con naturalezza il pubblico, un perfetto uomo di marketing che nonostante i tanti problemi sollevati quotidianamente dai siracusani in questi ultimi 5 anni di governo, proprio non riesce a star antipatico a quasi nessuno.

La strategia di comunicazione scelta dai due contendenti, dai profili diametralmente opposti, è stata anch’essa completamente diversa: il primo ha deciso di voler provare a dare un’altra immagine di sé, snaturandosi completamente, mentre il secondo è rimasto fedele al suo approccio naturale, giocandosi la partita proprio sul suo essere quello che è sempre stato, ovvero il “frontman” di Siracusa.

Ovviamente, tra la forzatura e la naturalezza, non poteva che vincere la naturalezza. La comunicazione di Francesco Italia, basata su numerose dirette estemporanee di Facebook, dove l’improvvisazione programmata (scusate l’apparente ossimoro, ma credetemi per improvvisare bisogna essere davvero preparati nonché predisposti) la faceva da padrone ha colpito nel segno.

Il senso di allegria, di partecipazione, di appartenenza grazie alle numerose dirette è stato colto appieno dai cittadini, tanto che in quelle rare occasioni in cui ci si è affidati a video professionali (come ad esempio quello con il drone e il giro in bici lungo il periplo di Ortigia) si è rischiato per un attimo di apparire altrettanto finti e costruiti.

Menzione (negativa) a parte merita l’ultimo video girato in campagna elettorale da Ezechia Paolo Reale che in un sol colpo commette tutti gli errori possibili e immaginabili nella comunicazione politica: 1) utilizza un messaggio “al negativo”, concentrandosi sulle colpe dell’avversario piuttosto che sui meriti propri e del proprio programma; 2) utilizza un’ambientazione cupa, oscura, in grado di trasmettere anche soltanto dopo pochi secondi un senso di angoscia e di preoccupazione che la vista, ancor prima che l’udito, associa proprio al protagonista del video; 3) non lascia alcun ricordo positivo sul candidato e sulla sua campagna elettorale che di fatto, per colpa di questo video, viene ridotta ad una sorta di elogio dell’oscurità.

Detto questo, è evidente che le cause della sconfitta di Reale e quindi della vittoria di Italia non sono da riscontrare soltanto nella gestione della comunicazione politica, visto che al netto di eventuali irregolarità che potrebbero sorgere dopo i ricorsi annunciati, è palese che non tutte le 8 liste a sostegno di Reale hanno sostenuto allo stesso modo il loro candidato, mentre al ballottaggio tutti gli ex candidati che si sono ritrovati nel progetto di Italia hanno al contrario lavorato sul serio a sostegno del nuovo sindaco di Siracusa.

Ci sono sempre motivazioni politiche profonde alla base di un risultato elettorale, ma non dimentichiamoci che mentre una buona comunicazione politica da sola non fa certo vincere le elezioni, molto probabilmente una pessima gestione della comunicazione può contribuire a farle perdere.

Elezioni amministrative, pronto il rush finale…prepariamoci all’invasione social dei candidati!

Tempo fa vi ho parlato di un pericoloso rischio di overdose elettorale per i cittadini siciliani, impegnati in ben tre consultazioni elettorali a distanza di pochi mesi. A giugno, salvo imprevisti, si chiuderà finalmente il cerchio di questa terrificante campagna elettorale continua.

Per capire la situazione in cui ad esempio si troveranno i votanti di un comune medio-piccolo come Siracusa, basta fare qualche semplice calcolo.

Ad oggi, sono state ufficializzate o quasi 12 candidature alla carica di Primo Cittadino. Ipotizzando il sostegno di almeno due liste per candidato (qualcuno, come i 5 stelle, ne avrà una, altri però più di 2), si possono stimare circa 24 liste piene di aspiranti consiglieri comunali; considerando infine che ogni lista deve ospitare 32 persone, cioè il numero massimo di consiglieri eleggibili, ecco ottenuto il conto dei candidati possibili per questa tornata amministrativa, ben 768!

Con un tale esercito di persone che hanno ambizioni politiche, è evidente che i profili social degli abitanti della piccola cittadina di Archimede (e pure la mia, più modestamente) si preparano ad essere bersagliati da un’agghiacciante sequela di slogan e messaggi promozionali autogestiti tali da far accapponare la pelle.

C’è la convinzione diffusa infatti che la campagna elettorale sui Social, anche per diventare un semplice consigliere comunale di Siracusa si debba fare sullo stile di Trump, magari sperando nella collaborazione della “Cambridge Analytica” di turno.

Premesso che in realtà per profilare i siracusani basta molto meno, quello che a molti maghi del marketing politico sfugge è che quanto meno nella nostra città, ma io credo anche nel resto d’Italia, sui social la campagna elettorale di certo non si può vincere, ma di sicuro si può perdere.

I voti infatti, come sanno i vecchi volponi della politica, vanno cercati casa per casa, parlando con i cittadini, instaurando un dialogo autentico che non può essere basato sulle false promesse, alle quali nessuno crede più, ma sul reale impegno. Ad esclusione del voto ai 5 stelle, dato per evidenti motivi di frustrazione spesso ignorando addirittura l’identità dei candidati, tutti gli altri aspiranti consiglieri devono coltivare il proprio elettorato di presenza, non online.

Tuttavia, basta una reazione scomposta, un post sbagliato o un’uscita fuori dalle righe sui social per danneggiare anche in maniera grave la propria immagine, facendo perdere la fiducia nel proprio candidato.

Sui social network è dunque fondamentale produrre contenuti coerenti con il proprio pensiero e la propria impostazione politica, restando equilibrati e affrontando eventuali critiche sempre col sorriso, smorzando sul nascere ogni polemica. Bisogna essere fattivi, concreti, autentici, bisogna dare motivi di orgoglio ai propri elettori che potranno condividere con soddisfazione le proposte del candidato sostenuto.

Se si affronta la campagna elettorale online in questo modo, quasi sicuramente non solo non si perderanno voti ma c’è addirittura il rischio di rintracciarne qualcuno non previsto.

In bocca al lupo a tutti allora, soprattutto a noi cittadini che dovremo scegliere a chi affidare il nostro futuro!

Se questo è un voto

Sono un po’ scettico verso chi parla oggi, a mente fredda, di un’Italia vittima del voto di protesta. In realtà, secondo me, il quadro politico di oggi rappresenta esattamente le condizioni di questa nazione. Ed è inutile dire che sono pietose.

Ingovernabilità. L’Italia, come molti millennials e/o “ignorantias” non sanno, non è mai stata una repubblica a vocazione maggioritaria. Al contrario, noi italiani siamo sempre stati terreno fertile per partitini, movimenti, scissioni e controscissioni talmente insignificanti da diventare invece fondamentali per gli equilibiri delle varie maggioranze di governo. Siamo stati e sempre resteremo insomma, nonostante i tentativi berlusconiani, un Paese proporzionale fino al midollo. In un contesto come quello attuale dunque, l’ingovernabilità era ampiamente prevedibile.

Incomunicabilità. La politica non riesce più a parlare alle persone. E quando ci riesce, parla al ventre, non al cuore o alla mente. L’amarezza ha preso il posto della disillusione, l’astio quello dell’amarezza e infine l’odio quello dell’astio. Ed oggi, l’intera comunicazione sul web (che poi è quella principale) è basata sull’odio verso qualcuno o qualcosa, sia esso il nero, il rumeno o il cugino fake della Boldrini arricchito. Non me ne voglia nessuno ma su questo campo l’attuale primo partito italiano – ma soprattutto l’azienda che ne tira le fila da anni – non ha fatto praticamente nulla, anzi ci ha pure discretamente marciato. Cosa che non ritengo assolutamente concepibile.

Ignoranza. E’ sempre lei la brutta bestia. Nel mio piccolo, in questa campagna elettorale, mi sono sbracciato non ad insegnare (non ne ho né titoli né competenze) ma semplicemente a riportare di volta in volta articoli della costituzione, leggi, regolamenti, prassi consolidate, tutte testimonianze in teoria inappuntabili utilizzate per smentire la mostruosa mole di inesattezze condivise online da centinaia di migliaia di persone. Tutto ovviamente inutile. L’ignoranza abissale di cui soffre l’Italia, certificata da numerosi studi, ha portato al voto milioni di persone senza capire la reale percezione di quello che stessero facendo. Questo non significa che il risultato elettorale sia dipeso dall’ignoranza delle persone, ci mancherebbe. Ma evidentemente c’è qualcosa che non va.
Mi piacerebbe un giorno un corso obbligatorio di educazione civica, magari gratuito per tutti, nel quale rinfrescare un po’ la memoria ai cittadini, chi scrive in primis, ma chi governa e chi legifera in secundis.

Incapacità. Nel valutare per chi votare, il parametro della capacità è stato declassato e al suo posto è stato elevato quello della presunta onestà. Con una battuta, si è detto in campagna elettorale che la sfida fosse tra “i buoni a nulla” e i “capaci di tutto”. In un mondo ideale, sarebbe bello ipotizzare 1000 parlamentari capaci e onesti, ma questo presupporrebbe l’intera popolazione italiana fatta soltanto da gente capace e onesta. Poiché ciò non è possibile, è evidente che anche i rappresentanti di un popolo non totalmente capace e onesto avranno al suo interno una discreta percentuale di parlamentari incapaci e/o disonesti. Questa non è un’opinione, è una certezza. Tanto vale accettarlo subito. Personalmente, dovendo per forza scegliere tra un incapace onesto e un capace disonesto, non avendo terze vie (se non in rari e meravigliosi casi), opto senza indugi sul secondo. Forse così prima di essere arrestato e scontare la sua pena, questo immaginario ladro gentiluomo riesce pure a risolvere qualche problema.

Smemoratezza. Moltissime persone semplicemente vivono come se fossero una memoria Ram: la sera, a letto, resettano tutto per poi ricominciare ad immagazzinare ricordi dal giorno dopo. Altrimenti, semplicemente, non si potrebbero spiegare alcuni flussi di voti, in uscita o in entrata. Tuttavia, citando il maestro Montanelli, “un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”. E la massima vale anche per il recente passato.

Intolleranza. Su questo c’è ormai poco da dire. Discriminazioni di genere, sessuali, politiche, razziali, religiose riempiono ogni giorno le pagine dei giornali. Il confronto elettorale è diventato aspro, cattivo, anche in certi casi violento e pericoloso. E qualcuno, purtroppo, ha continuato a fomentarlo.

Scusate la lunghezza, ma mi sono sfogato. Queste elezioni ci consegnano un’Italia frammentata, illusa (sì, parlo proprio del reddito di cittadinanza, definito impossibile da tutti gli analisti) e ancora più incattivita.
Mi affido però con fiducia al nostro Presidente della Repubblica. Un siciliano pragmatico e riflessivo che, ne sono certo, farà la scelta giusta.